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L’ESPOSIZIONE DEGLI IMPRENDITORI ALL’USURA ANCHE IN PROVINCIA DI RAGUSA, E’ QUANTO EMERGE DALL’INDAGINE COMMISSIONATA DA CONFCOMMERCIO

L’infiltrazione della criminalità organizzata nell’ambito del tessuto di alcuni comparti delle imprese del terziario, l’indagine commissionata da Confcommercio mette in luce l’esposizione degli imprenditori all’usura anche in provincia di Ragusa.

Un’indagine Format research commissionata dall’ufficio studi Confcommercio per fare il punto sull’infiltrazione della criminalità organizzata nell’ambito del tessuto di alcuni comparti delle imprese del terziario, alla luce delle difficoltà che stanno affrontando queste ultime a causa dell’emergenza economica in atto. Due aspetti, evidenziati anche dai mezzi di comunicazione e all’attenzione delle istituzioni, appaiono oggi di particolare importanza: l’esposizione degli imprenditori all’usura e i tentativi da parte della criminalità di appropriarsi di aziende in condizione di temporanea ma grave fragilità.

“I fenomeni criminali di cui stiamo parlando – chiarisce il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti – sono particolarmente complessi. Non aiuta, per il problema della sotto-denuncia, il possibile supporto delle banche dati ufficiali sui reati denunciati dalle forze dell’ordine all’autorità giudiziaria”. Gli aspetti problematici dell’attuale frangente sono ben presenti anche agli imprenditori della provincia di Ragusa. Oltre alle questioni legate alla liquidità e credito, al calo dei consumi, alla burocrazia, ai costi della riapertura, si aggiunge il fenomeno della criminalità. E tutto ciò sia per l’offerta di prestiti ad usura sia per l’acquisizione forzata dallo stato di necessità, di attività produttive che attualmente versano in condizioni di particolare debolezza; la cessione totale o parziale dell’impresa è teoricamente più plausibile oggi rispetto a un periodo normale. “E’ piuttosto grave – afferma Manenti – vedere comparire la criminalità tra gli ostacoli all’attività d’impresa. Questa evidenza deve continuare a “scandalizzare”. La questione dell’usura è acquisita attraverso la conoscenza personale – “mi è stato raccontato, ne ho sentito parlare” – ed è quella che più conta secondo l’indagine. È un risultato notevole che questa forma di conoscenza sia più diffusa rispetto all’acquisizione della notizia attraverso i mezzi di comunicazione. Anzi, questi ultimi sembrano trattare l’argomento meno di quanto dovrebbero se la stima del 9,8% di soggetti che ne ha conoscenza diretta è verosimile. A nostro avviso lo è, visto che se ne ha riscontro nell’analoga frazione di risposte sulla criminalità come problema nella gestione attuale delle imprese. Approfondire questi temi, per giunta attraverso un’indagine rapida, è molto difficile a causa della normale reticenza dei rispondenti a dichiararsi su questioni sensibili (come l’esperienza di vittimizzazione rispetto a fenomeni criminali). Questa reticenza appare cresciuta durante la pandemia. A fronte di una media del 9,8% sul totale campione, il 13,1% dei ristoratori e dei proprietari di bar dichiara di avere sentito personalmente notizie di pressioni usuraie su imprese del proprio settore e della propria zona. Anche quest’evidenza è coerente con le attese a priori: più fragile è l’impresa, più elevata è la pressione, almeno in teoria. E i settori del food away from home sono certamente quelli che più hanno sofferto e più stanno soffrendo perdite di fatturato e di reddito, diventando così più esposti alle pressioni della criminalità. Una percentuale analoga (8,8%) a quella registrata per l’usura si rileva rispetto alla notizia acquisita attraverso canali personali per quanto riguarda le imprese che hanno subito dei tentativi di essere acquisite per un prezzo fuori mercato, ossia molto inferiore o molto superiore a quello reale, sempre nella medesima zona dove operano con la propria attività. Il 67,4% delle imprese intervistate ritiene, comunque, “molto” o “abbastanza” efficace l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura, per contrastare l’azione della criminalità contro le imprese e il 66,0% del campione ritiene “molto” o “abbastanza” efficaci le diverse forme di collaborazione in atto tra autorità centrali e locali, forze dell’ordine e magistratura da una parte e associazioni di categoria degli imprenditori e altre forze della società civile dall’altra per contrastare l’azione della criminalità ai danni delle imprese. Il 60% circa degli intervistati ritiene che l’imprenditore che si trova alle prese con i fenomeni criminali dell’usura e del tentativo della malavita di impadronirsi delle imprese deve denunciare subito alle forze dell’ordine o comunque alla magistratura il reato del quale è rimasto vittima. Il 33% delle risposte indica un’assenza di strategie rispetto alle pressioni criminali (“non saprei cosa fare”) e solo un’esigua minoranza appare completamente sfiduciata (“non si dovrebbe fare niente poiché è inutile”). E’ uno spaccato che ci fa capire come stanno le cose e, soprattutto, ci indica che su questi argomenti c’è poco da giocare sul filo dell’attendismo ma, anzi, è necessario intervenire con la massima solerzia e determinazione”. 

Ragusa, 9 giugno 2020

 

       Presidente provinciale Confcommercio Ragusa

                Gianluca Manenti

                                                                                       Ufficio stampa Giorgio Liuzzo                                                                                                   

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