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Indagine confcommercio su stato di salute delle imprese dopo 15 giorni: l’82% ha rialzato la saracinesca, ma nella ristorazione 1 su 4 ancora chiusa

Indagine confcommercio su stato di salute delle imprese dopo 15 giorni: l'82% ha rialzato la saracinesca, ma nella ristorazione 1 su 4 ancora chiusa

Il 28% delle imprese che hanno riaperto rischiano la chiusura definitiva per crollo dei fatturati (fino ad oltre il 70%)

84/2020
Roma, 31 maggio 2020

Delle quasi 800 mila imprese del commercio e dei servizi di mercato che sono potute ripartire, a due settimane esatte dalla Fase2, l’82% ha riaperto l’attività, il 94% nell’abbigliamento e calzature, l’86% in altre attività del commercio e dei servizi e solo il 73% dei bar e ristoranti, a conferma delle gravi difficoltà delle imprese impegnate nei consumi fuori casa; tra le misure di sostegno ottenute, il 44% delle imprese ha beneficiato di indennizzi, come il bonus di 600 euro, ma è ancora estremamente bassa la quota di chi ha ottenuto prestiti garantiti o fruito della cassa integrazione; e oltre la metà delle imprese stima una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%; e, per quasi il 30% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità: questi i principali risultati di un’indagine di Confcommercio, in collaborazione con SWG, svolta sulle prime due settimane di riapertura per le imprese dei settori ristorazione e bar, abbigliamento, altre attività del commercio al dettaglio e dei servizi (nota completa nella sezione dell’Ufficio Studi).

I dati dell’indagine, riferiti ad un universo di 759mila imprese (prevalentemente micro-imprese fino a 9 addetti), indicano come sia senz’altro favorevole la circostanza che le aperture crescano dalla prima alla seconda settimana, ma costituisce un segnale negativo, invece, che il 18% delle imprese che potevano riaprire non l’abbia ancora fatto (tab. 1); questa percentuale sale al 27% nell’area bar e ristoranti, un dato che testimonia una conclamata patologia da cui non siamo affatto usciti.

I motivi della mancata riapertura riguardano soprattutto l’adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria. In generale, tra le imprese che hanno riaperto, la gestione dei protocolli di igienizzazione-sanificazione e la riorganizzazione degli spazi di lavoro sono state condotte con successo e senza particolari difficoltà, sebbene nella seconda settimana emerga qualche problema aggiuntivo rispetto alla settimana precedente, a conferma dell’impressione che la voglia di riaprire implichi, in qualche caso, una comprensibile sottovalutazione di alcune difficoltà.

Leggi le linee guida per le attività economiche e produttive.Articolo Originale

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